Diventare adulti con Marta Giovannetti

Autore Marta Giovannetti
Titolo Al di là di quel che credi
Editore Caputo Edizioni
Genere Narrativa
Formato eBook

Benvenuta a Scrivo Perché, Marta!

È un piacere!

Come presenteresti il tuo romanzo, Al di là di quel che credi, a chi non ne ha ancora sentito parlare?

Il mio romanzo è la storia comune di tutti quegli adolescenti che lottano per diventare adulti, una cosa molto difficile al giorno d’oggi, visto che, almeno a me, è capito di conoscere più volte adulti che si comportano da bambini. Ritengo che il linguaggio utilizzato sia semplice, quasi crudo in alcuni casi. Nel libro, metto in ballo la mia esperienza personale, riportando riflessioni a parer mio profonde, spesso suscitate da avvenimenti concreti. Come si fa notare nella quarta di copertina, una grandissima importanza viene data alla musica, compagna fedele di ogni istante, e, soprattutto, all’amore, il sentimento che tutto muove. Come specifico anche in più parti del libro, la mia voglia di cambiare è nata dalla lettura di Charles Bukowski, di George Orwell, di John Fante, quei grandissimi che mi hanno dato una spinta per crescere.

Come mai hai scelto di essere così autobiografica?

Diciamo che non si è trattato esattamente di una scelta. Quando ho iniziato a scrivere, non credevo che avrei fatto di quelle prime pagine un libro: era più una sorta di diario. Poi, col passare del tempo e dei capitoli, mi sono resa conto che aveva un potenziale, e che finalmente ero riuscita ad esprimermi come meglio potevo.

Hai diviso il romanzo in 4 sezioni, trattando in ognuna gli argomenti da punti di vista diversi. Qual è la sezione a cui sei più legata? Quella che ti soddisfa di più?

La sezione alla quale sono più legata è senz’altro l’ultima. Sebbene la prima sia quella in cui sono racchiusi i miei pensieri più profondi, il mio cuore sta nell’ultima: qui parlo anche del modo in cui ho conosciuto il mio attuale ragazzo (e vi assicuro che, anche se sembra un film, è tutto vero!), e l’ho scritta con un’enfasi tutta particolare.

Mi hai scritto che sei già al lavoro di un secondo romanzo. Continuerai sul filone autobiografico?

Beh, da quando ci siamo sentiti le cose sono un po’ cambiate: ne sto scrivendo due in contemporanea! Comunque no, non continuerò sul filone autobiografico: finalmente due storie hanno scelto me per essere scritte. Il libro di cui ti ho parlato è una storia molto “quotidiana”, sullo stile di Nick Horby, che parla delle esperienze di un ragazzo di nome Michael, ed è incentrato sull’amicizia. L’altro, che ho iniziato da poco, è un fantasy, ma non voglio dire di più: si sa che queste idee vanno a ruba! So che sono generi tra loro molto differenti, ma voglio comportarmi come il Frank Zappa della situazione.

Al di là di quel che credi è pubblicato in eBook. Come vedi la rivoluzione cui gli eBook hanno dato il via? Pensi spodesteranno mai il libro cartaceo?

Io credo che l’ebook non possa spodestare il cartaceo: a tutti noi accaniti lettori piace accarezzare e odorare le pagine, e ammirare i libri, in carta e copertina, sui nostri scaffali. L’ebook chiaramente rimane più freddo. Però ritengo che sia un bel passo: dato che i giovani d’oggi passano così tanto tempo davanti allo schermo del computer, non si sa mai che venga loro in mento di mettersi a leggere qualche libro! Oltretutto, gli ebook sono molto economici, cosa che, per come vanno oggi le cose, non deve essere data per scontata.

Un 20enne che scrive oggi quante difficoltà ha di farsi conoscere davvero?

Direi moltissime! Purtroppo ad uno scrittore giovane, senza agganci, un vero e proprio esordiente verrà sempre riservata una pubblicità minima, ad un livello quasi imbarazzante. La maggior parte delle persone come me devono rivolgersi a piccole case editrici, che corrano il rischio di pubblicare dei perfetti sconosciuti, ed è normale che la loro possibilità di pubblicizzarci sia limitata. Purtroppo, per quanto riguarda me, ho trovato difficoltà persino a convincere i miei stessi amici a comprarlo: quasi nessuno di loro legge, e quindi non sono interessati, con mio grande rammarico. La lettura, ormai, è un hobby per pochi, e quei pochi sono persone da stimare. La speranza è quella di farsi notare da qualche casa editrice più grande, anche se è una cosa molto difficile, e il mio libro, che non tratta di draghi, di magia, né di assassinii, probabilmente non avrà questo destino.

Ci sono sempre idee diverse su quale sia il significato della parola scrittore. Tu hai pubblicato il tuo primo romanzo, ti senti una scrittrice?

Io non ritengo che sia il pubblicare o meno un romanzo a fare di una persona uno scrittore. Io sono una scrittrice da sempre, so di esserlo, e farò di tutto perché anche il resto del mondo se ne renda conto.

E quando uno può definirsi scrittore secondo te?

Beh, più o meno come ho appena detto, quando sa di esserlo. Alle elementari, alle medie, al liceo, mi sono sempre distinta per il mio modo di scrivere, ma non è questo che mi ha fatto rendere conto della mia identità. Più che altro, è stato il fatto che quando non sapevo che cosa fare, io mi mettevo davanti ad un quaderno vuoto e lo riempivo, e ci passavo ore ed ore. E quando avevo finito, mi sentivo una persona migliore, grande, potente, magica.

Se dovessi ringraziare lo scrittore che più ti ha “insegnato” qualcosa?

Difficile dare un unico nome! Io ho avuto l’onore di conoscere il grande Luis Sepulvéda, perciò un ringraziamento particolare va a lui: è stato una grande fonte d’ispirazione. Ero piccola, e il modo in cui le persone attorno a lui lo ascoltavano … non lo potrò mai dimenticare. Il sopracitato Bukowski, inoltre, che mi ha fatto capire che non si deve forzatamente seguire uno stile per così dire “tranquillo” per piacere e per evocare qualcosa. Last but not least, la meravigliosa Oriana Fallaci: che donna!

Siamo giunti alla fine. In bocca al lupo per i tuoi futuri progetti e grazie infinite per il tempo dedicato!

Grazia a te per avermi dato la possibilità di esprimermi.

Naturalmente ti chiedo solo l’ultima cosa: Perché Scrivi?

Scrivo perché non posso farne a meno. Le parole mi cercano, e mi chiedono di dar loro una forma. Chi sono io, per dire di no?

[intervista a cura di Antonio Schiena]

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