La poesia di Fabrizio De Gregorio

Autore Fabrizio De Gregorio
Titolo Cento giorni
Editore Ed. Tracce
Genere Poesia
Pagine 129
Codice ISBN 978-88-7433-697-5
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Ciao Fabrizio, benvenuto a Scrivo Perché!

Ciao, ti ringrazio ancora per questa opportunità e naturalmente mi complimento con te per il lavoro che stai svolgendo!

Sei il primo autore di poesie che intervisto. Cosa significa per te essere poeti nel 2011?

Gran bella domanda. Nel mio essere “poeta” -è una parola magnifica quanto impegnativa- mi sono dovuto confrontare più volte con questo secolo XXI. Sai ho scritto proprio una poesia che parlava di questo tempo che “iroso e selvaggio corre nella foresta del mio pensiero” dove si acquieta nel fuoco con i pensieri d’amore. È un secolo strano il nostro, pauroso, e fare poesia è quanto mai necessario per esserne interpreti, per capirci in relazione ad esso, per esorcizzarlo ecco. Ma bisognerebbe discutere anni ed anni per capire cosa significa essere poeta in assoluto…

Nonostante ciò, la poesia sembra essere un genere sempre più di nicchia e pubblicare opere poetiche è un’impresa non da poco. Qual è la forza che spinge a scrivere poesie a prescindere da tutto?

Sono convinto che l’arte, tutta, sia un supremo atto di conquista. Secondo me siamo mossi nel creare da un’esigenza naturale e indissolubile. La mia è una forza speranzosa, audace, che cerca di vincere la mia solitudine, di farsi spazio, di incontrare l’altro, di conquistare il mondo. Bisogna essere coraggiosi, certo, è difficile condividere la propria nudità col mondo -perchè la poesia è nudità dell’essere- ma credo sia appunto uno slancio primitivo e naturale.

Il prof. John Keating de L’Attimo Fuggente spiegava che “Non leggiamo e scriviamo poesie perché è carino: noi leggiamo e scriviamo poesie perché siamo membri della razza umana. E la razza umana è piena di passione“. 
Lo torvi un modo corretto per semplificare al meglio il concetto?

Sono contento d’usare questa frase, ovviamente L’Attimo Fuggente è uno dei miei film preferiti. Aggiungerei solo che quella passione è di natura istintuale, meravigliosa.

Temi che la poesia corra il rischio di essere abbandonata prima o poi?

Sono convinto che l’arte poetica sarà la prima a scomparire, per quanto il suo principio sia così naturale e insito nell’uomo. Più che timore, è una pessimista previsione, una delusione che credo la civiltà umana riserverà a se stessa. Perchè la poesia è un grido onesto verso l’altro da noi e invece ci stiamo avviando verso il mutismo e l’indifferenza.

Parliamo di quello che hai scritto tu nello specifico. Quali sono i cento giorni a cui ti riferisci nel titolo della tua raccolta?

Cento giorni è la poesia portante della raccolta. Ho scritto quei versi alla cieca, non so bene e non potrei spiegare razionalmente il significato esatto dell’espressione, posso raccontare tra la follia e il gioco che furono profetici. Mi riferivo all’attesa d’amore, quasi un topos letterario, che per miracolo esattamente cento giorni dopo aver scritto il componimento fu premiata. Può sembrare assurdo, ma è così. Essendo tutto il libro una dedica d’amore, una conquista appunto, ho pensato di celebrare questa parentesi della mia vita. A cui sono molto affezionato.

Cosa ti auguri di trasmettere a chi legge le poesie contenute in Cento giorni?

Spero sempre, quando scrivo, che le mie parole non risultino estranee a chi legge. Spero sempre che il lettore provi ciò che provo io nel rileggermi. Cento giorni mi ricorda con grande tenerezza un giovane ragazzo innamorato. Spero che chiunque legga i miei versi possa anche solo sfiorare quella dolcezza. Che è anche tremenda, sia chiaro.

Oltre alle poesie scrivi anche altro?

Ho terminato un romanzo. Credo però rimarrà nel mio cassetto, come un ricordo geloso, un regalo che voglio riservare solo a pochi intimi. Mai dire mai! Sto lavorando ad altre raccolte e ad un nuovo romanzo in cui credo e spero molto!

Allora in bocca al lupo per il futuro! È stata una chiacchierata davvero interessante, ma stiamo giungendo alla conclusione. Grazie davvero per essere stato qui.

Speriamo che il lupo non abbia fame! È stato un piacere, ti ringrazio molto!

Se segui il blog però saprai che ti aspetta l’ultima domanda: Perché Scrivi?

Scrivo perché ho fame, è un atto d’amore determinante verso la mia anima, un bisogno fisiologico di comunione con me stesso e col mondo.

[intervista a cura di Antonio Schiena]

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