Tra precarietà e amore con Oriana De Iulio

Autore Oriana De Iulio
Titolo Tutte noi abbiamo un mister Big
Editore 0111 edizioni 
Genere Sentimentale
Pagine 182
ISBN 9788865780947
Booktrailer

Ciao Oriana, sono davvero contento di averti qui a Scrivo Perché!

Ciao, sono molto contenta anch’io.

Oggi, che è il giorno in cui la tua intervista viene pubblicata sul blog, è anche la data di uscita ufficiale del tuo romanzo Tutte noi abbiamo un mister Big, edito da 0111 edizioni. Ed è anche la data di uscita del mio primo romanzo, anch’esso edito 0111. Partendo da tutte queste coincidenze la prima domanda non può che essere: credi nel destino?

Ma guarda credo nelle coincidenze e nel fatto che a volte ci sono persone che incontri e diventano importanti, a volte si allontanano e poi ritornano quasi ciclicamente e credo che tutto ciò abbia un senso. Nel nostro caso è una gran bella coincidenza.

Parliamo un po’ del tuo romanzo: di cosa tratta?

Il mio romanzo vuole fotografare una realtà nella quale molti si possono rispecchiare. Ho voluto raccontare cosa si prova a svegliarsi un lunedì mattina, a trentadue anni, e con una laurea ed un Master andare a fare un colloquio per segretaria; tutto ruota intorno a questo concetto: la precarietà lavorativa come una malattia infettiva che presto contagia tutta la propria esistenza rendendola instabile in ogni suo aspetto.

Un tema quanto mai attuale quello della precarietà. Spesso se ne parla senza però giungere a possibili soluzioni al problema. Come la pensi a riguardo?

Ma guarda io credo che spesso se ne parla ma con estrema superficialità, tralasciando molti settori che invece ne sono colpiti. Io appartengo alla categoria di chi si è laureato, si è specializzato con un master ed ha lavorato per anni all’università dovendo poi abbandonare un lavoro che amava ma che non le offriva una giusta remunerazione e come me ce ne sono tanti di ragazzi che fanno parte di quella categoria, che io definisco di “Operai della cultura” che lavorano negli atenei, o in redazioni per lo più gratis o a 10 euro al pezzo. E aggiungo che se si parla molto e male di precarietà quasi nulla si dice del lavoro a nero intelettuale che è una piaga ancora più diffusa.

Siamo arrivati a un punto in cui in Italia, il Paese della cultura per eccellenza, fare cultura non paghi più. Potremmo riassumere così?

Sì. Io lo dico in modo provocatorio, ma in fondo lo penso davvero: ci sono delle facoltà bellissime, tra le quali la mia lettere e filosofia, ma anche sociologia, scienze delle comunicazioni, conservazione dei beni culturali, che purtroppo non hanno sbocchi e per tanto o andrebbero chiuse o andrebbe ben spiegato ai ragazzi che quella laurea sarà solo un bell’ornamento ma non uno strumento per aspirare ad un buon lavoro un domani.

Tu sei una giornalista e ti occupi di eventi culturali, in particolar modo nel campo del cinema e del teatro. Quanto questi altri tipi di arte hanno influenzato la tua scrittura?

Moltissimo. In realtà io nasco come sceneggiatrice. Ho iniziato quasi subito con una sceneggiatura di uno spettacolo teatrale Uomini in ombra andato in scena nel 2002; poi ho scritto soggetto e sceneggiatura di due cortometraggi Amore Palindromo e Un Ricordo Rubato; anche il romanzo nasce come racconto per il soggetto di un cortometraggio, poi mi sono trovata con tante di quelle cose da voler raccontare, esperienze vissute in prima persona, raccontate da amici e conoscenti che alla fine ho deciso di cimentarmi con la scrittura di un libro.

Hai quindi sperimentato una vasta gamma di tipologie di scrittura: romanzo, sceneggiatura teatrale, cortometraggi. Quale preferisci? E quale ha rappresentato invece la sfida più difficile?

Preferisco la sceneggiatura perchè ho studiato storia del cinema per anni. In particolar modo preferisco i cortometraggi, è impegnativo riassumere in pochi minuti un concetto, che sia pure efficace. La sfida più difficile è stata sicuramente il libro; innanzitutto perchè un libro presuppone anche descrizione di luoghi, di situazioni e di sentimenti e poi perchè è sicuramente più lungo il tempo di lavorazione, devi sempre lottare con la famigerata pagina bianca; molte volte ho pensato di abbandonare, ma poi il senso del dovere verso i miei personaggi, che mi chiedevano una giusta conclusione, ha prevalso.

So che devi andare, quindi ti ringrazio ancora infinitamente per essere stata ospite di Scrivo Perché! In bocca al lupo per tutti i tuoi futuri progetti.

Grazie a te Antonio, e in bocca al lupo per il tuo romanzo… e speriamo che le strade dei nostri libri si incontrino ancora…

Come saprai però non puoi salutarci senza dirci la cosa più importante: Perché Scrivi?

Scrivo perchè con la parola scritta le emozioni prendono corpo ed io l’ho sempre considerato un modo per dar forma a ciò che a volte è difficile esprimere a voce.

[intervista a cura di Antonio Schiena]

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